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non sembrava una notte pericolosa. Ed invece...
anni in cui sono stata quercia, sbagliando, anni in cui ho provato ad essere giunco ed anche quello non andava bene, anni in cui sono stata comprensione senza ipocrisia, anni in cui la cicuta che mi davi da bere aveva per me un gusto sublime, anni di sterili attese, anni di mortificazione fisica, anni in cui ti ho permesso perfino l'impossibile. Anni in cui venivo da te con il cuore in gola, sperando di ricevere un tuo sorriso o un tuo sguardo. Anni in cui si sono avvicendate a quel bancone stelline, pupazzi, puttane e ubriaconi. Si alternavano su quegli sgabelli facce, motivi e sguardi. Solo io non cambiavo mai. Solo io ero sempre lì, appollaiata su quel fottuto sgabello, aggrappata quasi a quel bancone con la paura che tu vedessi a volte quel mio terrore, quel mio tremore, quel mio dolore, quella mia tristezza. Ma per fortuna tu non hai mai visto niente. Avevi altro da guardare. C'è stato solo un momento, in questi anni, in cui ti ho chiesto aiuto e tu non ci sei stato, in cui, anzi, hai avuto la facciatosta di chiamarmi una notte per dirmi che eri triste. Tu eri triste? Tu eri depresso? Pensa un po' te che io invece sembravo la felicità fatta persona in quel letto d'ospedale. E tu, codardo, dopo nemmeno sei stato capace di chiedermi...
Ma sono passati quei giorni. Sono passati quegli anni.
Ora c'è l'oggi, che si trascina appresso la notte appena trascorsa.
Non sembrava una notte pericolosa. Ed invece...
Invece tu sei stato la summa di tutta la tua arroganza e maleducazione, hai scrollato la criniera da bravo leone, e hai tentato di sopraffarmi. Ma non te l'ho permesso. Per la prima volta non ti sono stata vittima. Tu mi hai attaccata e per la prima volta mi sono gettata su di te, con denti, artigli, parole e azioni. Forse questo ti ha lasciato perplesso. Il vedere la mia rivolta, il mio non accettare passivamente la tua inutile boria, il tuo inutile e ridicolo capriccio.
Quello che è mio mi va restituito quando io ti chiedo la cortesia di farlo, quando io ti dico che mi serve. Tu non sei il padrone del mondo e non lo sei nemmeno delle mie chiavi. Mie. Ti è chiaro il concetto? Mie! Chiavi che tu non hai mai usato, che mai avresti usato e che ora mai userai.
E sai che nemmeno quando hai buttato nella gabbia del serpente le chiavi della mia macchina, nemmeno allora ho avuto paura. Un pitone non mi fa paura. Ho aperto la gabbia e le ho recuperate. Ho pure accarezzato quel tuo serpente albino, che tra i due la bestia sei tu. E non ti preoccupare, sono riuscita a trovare una branda per la notte scorsa, sai? oh sì, tu hai gettato le chiavi della mia macchina chissà dove ed ho dovuto lasciarla lì da te, ma quel tuo gesto mi ha scatenato la furia, ha rotto la diga, ha incendiato la mente ed i pensieri. Forse te ne debbo essere grata, di quell'assurdo ed insulso gesto. Credevi mi sarei messa a piangere? credevi che mi sarei disperata per il fatto che senza macchina io non potevo tornare a casa? Nossignore. Ho pianto per l'ira e per il fatto che sei un povero coglione. Non per me. Ma, gioia bella, quel bicchiere che ho scagliato e mandato in frantumi era solo l'antipasto. Ora se tu mi fai male io rispondo facendotene di più. Se tu mi prendi il portachiavi di peluche, lo metti sul bancone lo riempi d'alcol e gli dai fuoco, se tu mi metti nell'impossibilità di aprire la mia macchina e di tornarmene a casa a dormire, se tu mi impedisci di andarmene e di porre fine a quella stupida commedia che sono stati questi anni trascorsi, beh, se tu mi ruggisci io rispondo al ruggito, ma se tu mi ferisci io rispondo ferendo te. E quindi io non son potuta tornarmene a casa a dormire, ho dovuto lasciare la mia macchina in quel parcheggio, ma "chi la fa l'aspetti", come mi hai insegnato tu. So che sicuramente questa sera mi aspetterà una brutta sorpresa, qualche tuo gesto di rappresaglia contro di me. Ma ora posso dire che è veramente finita. Senza rancore eh (almeno da parte mia, di quello che tu farai o penserai francamente, gioia bella, me ne strasbatto le palle).
è morto Ballard
ho tempi e modi sbagliati impressi nel mio dna. Ho sbagliato sempre, credo anche il giorno della mia venuta al mondo. Ho sbagliato l'anno, il mese e il giorno del mio matrimonio. Ho sbagliato anche il giorno del divorzio: 14 febbraio. Che ridere, eh? il giorno degli innamorati per me è il giorno in cui siamo usciti dal tribunale assieme e divisi. Siamo andati a bere qualcosa, io un succo, tu... non mi ricordo. Ho sbagliato a cercarti in chi c'è stato dopo di te. Ho sbagliato non cercando te. Ho sbagliato a credere che ci sarebbe stato comunque qualcun altro, qualcosa d'altro, dopo di te. Ho voluto credere in una storia finché non è stata troppo pericolosa e ad una gelosia assurda ho messo la parola fine cacciandolo da casa mia. Ho voluto credere che non l'Amore ma almeno un amorino prima o poi l'avrei incrociato. Non qualcosa che mi avrebbe sconvolto la vita, ma un qualcosa anche di tiepido, di sufficiente e non di straordinario. Ma niente da fare. Non ho più nulla da mettere sul piatto, non posso rilanciare, non posso scommettere più. Chiudiamola qui, allora, che tanto il mio dna non cambierà. Andrà meglio nella prossima vita. E amen.
Andamento giornaliero: alle 8.55 mi avevano già sfrantumato le palle.
Io lo so che l'idiozia umana è infinita, più grande di tutti gli universi possibili e immaginabili, ma davanti a certe cose rimango basita e perplessa e non posso far altro che mormorare, piano piano, sottovoce...
'fanculo
ah già, sabato notte mi sono sbadatamente chiusa fuori casa e l'amico L. non era telefonicamente raggiungibile per venire in mio soccorso. Con le orecchie basse sono andata dal SantoPadre a recuperare il doppione delle chiavi di casa. Non s'è nemmeno arrabbiato, mi ha guardata sconsolato.
ho sognato che camminavo e le impronte che lasciavo sul terreno diventavano fuoco; mi voltavo e guardavo l'incendio e nonostante tutto mi piaceva quello che vedevo. Non erano di quest'opinione le persone che mi stavano accanto. Al mio dire 'non lo faccio apposta...' rispondevano lanciandomi pietre e bastoni. Me ne andavo allora in piscina e mi tuffavo sperando di spegnere in qualche modo quel fuoco che involontariamente accendevo. Ma non sapevo più nuotare e andavo a fondo. Nessuno mi salvava. Annegavo mentre mangiavo una caramella.
Fine del resoconto onirico.
E niente, dalla calma apparente, dalla vicinanza circospetta, dal timido passo uno verso l'altro, al mandarlo a farsi fottere basta un niente. Basta fidarsi delle sue parole, basta sentire frasi spezzettate in cui lui confessa a Primula il suo interesse verso una persona, basta anche questo a farmi invertire l'umore e a farmi passare la voglia di rimanere tra i tiratardi ad aspettarlo fino all'alba per poi 'buonanotte stellina', e basta sentirsi dire che io sono così, che ho un carattere esplosivo, basta aspettare una sua telefonata, basta aspettare un fottuto pomeriggio intero credendo "ma sì, ora mi chiama, ci mettiamo d'accordo e andrò a casa sua, a guardare un dvd. Dopotutto lui ha detto "beh, perché no..."."
E allora basta questo, davvero basta un niente, per farmi ricordare che tutta questa storia è sempre stato un niente.
Ho nostalgia di quell'inverno che eri tu
e poi mi dici 'ti chiamo dopo" e tu dopo non chiami mai.
Ma già, è vero, tu che ne sai dei miei perché, dei miei motivi, dei miei abissi? non sai nemmeno delle mie paure...
Forse mi hai vista piangere, una volta o due, ma nemmeno quelle lacrime hai capito.
Non ti chiederò aiuto scandendoti le lettere. Te l'ho chiesto in centinaia di modi. E non ne hai capito nessuno.
marmocchietto numero due nascerà lunedì prossimo.
SantaMadre e SantoPadre son già muniti di biglietti del treno, biglietti dell'aereo, trolley (vediamo di non rompermi anche questo eh SantaMadre? grazie), pacchettini per marmocchietto numero uno, regalini per il nascente, cosette per la quasi madrebis. SantoPadre mi ha sussurrato sorridendo "questa volta vado a vedere com'è il bagno sull'aereo", SantaMadre è convinta di ritrovare gli stewards delle volte scorse che mi dice fossero molto simpatici [mamy, quasi tutti i fanciulli gaii sono simpatici]
Io, come al solito, resto qui, a fare la dog sitter e la badante ai due zii rottami.
Sticazzi, quattro giorni di ferie per fare cenerentola...
Ahhhh ma ho deciso eh, a maggio o giugno rapisco la Bestia e mi faccio portare al mare per almeno due giorni
(sogna spleen, sogna...)