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tu non sai dirmi no. Ma non riesci a dirmi sì.
Dammi le chiavi. Io chiudo la porta. Io scrivo il tuo no. Forse non saprai quanto mi è costato scriverlo. Ma io ora ho troppo freddo e non potrei riscaldarti, nemmeno volendolo. Ti ho chiesto un no, e tu non l'hai saputo dire. Ti ho chiesto un sì, e hai sbadigliato. L'amore non sbadiglia. L'amore ha fretta, l'amore fa togliere i vestiti, l'amore fa bruciare l'anima, l'amore ti brucia tra le gambe. L'amore, amore mio, ti fa spogliare anche quando hai freddo. L'amore, amore mio, ti fa dire ancora sì. Ma tu non hai detto niente. Ho sonno, amore. Un sonno che non vuole e non può avere fine. Voglio chiudere gli occhi. Per non vederti più. Per non avere più domande. Per te. Per me. Tu, che dormirai. Io, che nel mio sonno avrò occhi aperti ed ancora domande. Ed ancora ti vomiterò. Perché, forse, mi piace, vomitarti, e dirmi, e dirti, "questa è l'ultima volta". Ma mi dico bugie. Ancora non ho smesso di raccontarmi bugie. Le favole mi sono sempre piaciute.
non è stato il tuo regalo di natale per me non pensato o non ricevuto, non sono stati gli auguri di compleanno non fatti. In tutto questo ho visto e sentito la tua solita assenza. La tua solita insensibilità. Il tuo menefreghismo. Non è stata nemmeno Minnie Grandi Orecchie (e non ti chiederò cosa hai dato a lei a Natale, non ti chiederò cosa c'era in quella borsa bianca che le hai dato) o Il Piccolo Aiutante di Babbo Natale e la sua maleducazione. Non è stato questo. E' stato il tutto. Niente di tutto questo è stato. Tutto di questo è stato. Per tutto questo niente, per tutto questo tutto, io ti rinnego. Rinnego quello che io mi intestardivo nel chiamare, nel sognare, nello sperare, amore, quando, invece, era solamente...niente.
Il gioco è finito. Come volevi tu. Ma ho vinto io. Perché nel perdere questo dolore che sei, che eri tu, io ho vinto.
Affonda e muori o nuota e sopravvivi, non è più affar mio. Perché, in fondo, tu non sei mai stato cosa mia. Ti aiuto io, ad andare, andandomene. Non dovrai più dire "se non ci fossi tu almeno scoperei",
Buon anno, Anakim.
E' stata una buona idea nascere oggi
Buon compleanno a me
perché di te ho sempre avuto fretta, non mi bastavano le ore, non mi bastavano le notti. Volevo di più. E dopo più di due anni quella fretta è rimasta uguale. La fretta di vederti, di sentirti, di vederti giocoliere in un mondo di funambuli. Non avevi l'equilibrio ma il tuo sorriso nascondeva più magia dell'equilibrista. Non mi importavano i fili. Io guardavo il tuo gioco. E sempre mi chiedevo come ti poteva riuscire la magia. Ancora, dopo due anni, per me non si è risolto il mistero. Hai sempre magia, per me. Ho ancora fretta. Di vederti. E forse di averti.
Caro Babbo Natale,
facciamo così: i regali che avevi in mente per me portali a qualcun altro. Per questo Natale ti chiedo solo due piccole cose: vita ed una spugna.
Vita perché mi sono accorta che da dieci anni a questa parte non l'ho vissuta ma l'ho evitata. E questo è bad bad bad.
E una spugna per togliermi lui, per cancellarlo. E' arrivato il momento di farlo. Si fa così con le cose che ci fanno male, giusto? Le si toglie, le si allontana. Ci si mette in salvo, e questo voglio fare.
Ecco, tu portami questi due doni ed io sarò felice.
Grazie.
rinuncio, a tutto. A tutte le tue false verità. A tutte le tue vere bugie. Tientele tutte. Dico davvero. Io non sono capace di giocare il tuo gioco, il vostro gioco. Io sono sempre venuta da te nuda. Mi sono sempre data in pasto a te per quella che sono, per quella che ero. Ed ho ottenuto in cambio solo false verità. Tu avevi sempre una maschera. Quella maschera che ora non sai più togliere. A te bastava la scimmietta ammaestrata. Tu schioccavi le dita, ed io correvo. Tu volevi una bestiola che ti obbedisse; che sorridesse quando tu lo chiedevi, che ti rimanesse accanto quando ne avevi bisogno. Io volevo un uomo. E questo non sei stato capace d'essere. Anche adesso tu sei lì, che perdi tempo e non ti puoi guardare allo specchio. Ti ho appena vomitato, per l'ultima volta amore mio.
mi trastullerei il Gulliver, se solo l'avessi.
Ho lanciato in mare un messaggio in una bottiglia. Non era degno di risposta, probabilmente, perché dopo anni non si è ancora vista nessuna nave all'orizzonte. Mai fidarsi del mare, forse. O mai fidarsi di chi trova il messaggio. E allora ho messo una data di scadenza al mio ergastolo. 31 dicembre 2008. Dal primo gennaio sarò una femmina libera, liberata. Fino ad allora farò il conto alla rovescia e accarezzerò le mie catene. Ho resistito anni, saprò farlo ancora. Pochi giorni. E poi addio prigione. Addio carceriere. Perché se tu sei solo, io lo sono di più. Perché se tu non ami, io amo troppo. Perché se tu hai paura, io vivo nell'angoscia. Ma la tua paura non ha il mio nome, mentre angoscia è il tuo per me.
non ci sei come io vorrei, e non ho ancora smesso di cercarti, o di volerti, che è uguale. Venerdì di un anno fa camminavamo per la città, e forse siamo entrati nello stesso bar a bere un quasi uguale caffè dello scorso venerdì. Abbiamo ripetuto senza premeditazione la stessa scena, gli stessi passi, le stesse mosse. Anche il tuo bacio è stato uguale. E il ripensarlo mette quasi paura. Un anno. E siamo ancora così, siamo ancora qui. In quest'empasse che sembra non finire. Tu che mi vuoi, che non mi vuoi. Che mi vuoi a modo tuo. Io che ti voglio. Siamo binari, ormai è chiaro. Non ci uniremo mai. E di notte, su questo binario silenzioso, ti lancio uno sguardo, una parola, ma tu non hai occhi, non hai orecchie, e non rispondi, non mi guardi, così ogni tanto piango, perché ti vedo così vicino eppure non ti posso nemmeno sfiorare. E le lacrime hanno lavorato piano piano: inizio a sentirmi della ruggine addosso. Spero che qualcuno venga a strapparmi da questa insensata ed inutile corsa verso il nulla. Che mi si prenda e mi si getti in una fornace. Mi si fonda, per favore. Perché non ci sei come io vorrei.
Per far finire un sogno basta chiedergli di diventare realtà.
Semplice, no?