accarezzo il mio spleen e sussurro...

lascialo gridare: è solo vita

Eccomi

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venerdì, 28 novembre 2008

Mi chiedo: dove stracazzo sono quelli con le bandierine della pace? dove sono finiti gli arcobaleni sventolanti? dove sono le tante belle, brave e buone  personcine che sfilavano per le italiche strade? dove son le piazze gremite di arcobaleni e bandierine (con la faccia di un morto defunto) rosse? ah già: siamo in autunno (inverno, meteorologicamente parlando), non si può sfilare con questo freddo, non si ha un giorg dabliu busc da offendere, non si possono offendere i fucking musli (o hindù o salcazzo che altra idiota ideologia/religione/idiozia), non dimentichiamo che siamo impegnati a festeggiare la vittoria di Vladimiro Guadagno, questa sì che è cosa di cui parlare e su cui aprire anche delle tavole rotonde: finalmente l'italietta è uscita da un bieco bigottismo tipico della destra e, udite udite, un transgender ha vinto un reality show. Ahhh che bella cosa. Questa sì che è reale manifestazione di tolleranza, apertura mentale e democrazia.  
E quindi niente bandierine. Che muoiano in silenzio, in India. Qui dobbiam guardare Ballarò, dobbiam sentire le vaccate di Marco Travaglio, dobbiam tutelare il povero Santoro, offeso nell'animo e nello spirito da quella che fino a ieri era (da lui stesso medesimo) considerata satira (ossia finché si prendeva di mira il governo attuale o il Cavaliere).  Su su, fate poca cagnara, oscuriamo anzi televisioni, chiudiamo tutti i canali, blocchiamo anche internet. Morite senza farcelo sapere, per favore, siamo troppo occupati per preoccuparci anche di voi. Ed oggi nevica, dobbiamo pure spalare la neve. Capite il problema, no? Quindi basta, ok? 

Postato da: spleen a 11:58 | link | commenti (3) |

Alla fine anche agli angeli cadono le palle. Così è successo a me. Un attimo prima ero buona, un attimo dopo una furia. Occhi stanchi di vedere, il cuore che passa dal trotterellare ad un battito sincopato, e la mente, ohhh la mente. La mente in fuga, eppure finalmente lucida, viva. I pensieri, prima costretti in catene, ingabbiati e sotterrati sotto strati di polvere, fango, lacrime e sputi, ora potevano finalmente riprendere vita, forma, consistenza. In quella follia della presa di coscienza ogni singolo attimo vissuto fino ad allora prese finalmente il suo senso. O perse il senso? Non lo ricordo. E allora è stato facile correre a perdifiato lungo quella collina per tuffarsi tra le braccia della follia, amante ritrovata.
Quell'amante mi accolse a braccia aperte, mi scaldò, mi accarezzò e sottovoce mi disse cosa fare.
Ho dato fuoco al locale. Ho dato fuoco a te. A tutte loro, una alla volta. Seduta in quell'inferno che non mi poteva toccare  vi ho guardato bruciare  e finalmente non più nulla, ma cenere, ho potuto calpestarvi.
Poi me ne sono andata. Fischiettando.


(se i sogni son desideri....)

Postato da: spleen a 10:02 | link | commenti (2) |

giovedì, 27 novembre 2008

uh... ma è novembre!!!  Meglio spicciarsi: tra un po' arriva dicembre

Postato da: spleen a 21:53 | link | commenti (1) |

mercoledì, 26 novembre 2008
Jacques Prevert

Lui ha messo
Il caffè nella tazza
Lui ha messo
Il latte nel caffè
Lui ha messo
Lo zucchero nel caffellatte
Ha girato
Il cucchiaino
Ha bevuto il caffellatte
Ha posato la tazza
Senza parlarmi
S'è acceso
Una sigaretta
Ha fatto
Dei cerchi di fumo
Ha messo la cenere
Nel portacenere
Senza parlarmi
Senza guardarmi
S'è alzato
S'è messo
Sulla testa il cappello
S'è messo
L'impermeabile
Perché pioveva
E se n'è andato
Sotto la pioggia
Senza parlare
Senza guardarmi,
E io mi son presa
La testa fra le mani
E ho pianto...

manitesta

Postato da: spleen a 15:04 | link | commenti (1) |

lunedì, 24 novembre 2008

abbiamo fatto l'amore, con il pensiero. Ti ho baciato il cuore, mi hai leccato l'anima. Quasi spaventati da un pudore che non ammette nudità, eravamo più nudi della verità. Con gli occhi chiusi, un solo respiro, dimenticando il tempo, seduti accanto. Ho sentito il tuo piacere e la tua voglia. Ancora frenati, ma più vicini ora. Credo d'aver capito la tua paura e i tuoi motivi. Ma dimmi: se non è amore, che cos'è?

Postato da: spleen a 11:48 | link | commenti (4) |

Basta così poco per essere felice.
Venire svegliata dallo squillo del telefono.
Pensare 'oddio! chi è morto???'
E invece...
'spleen! hai visto quanta neve c'è???'
E la spleen ha iniziato a gongolare.
Mi basta davvero poco, per sorridere.

Postato da: spleen a 07:04 | link | commenti |

domenica, 23 novembre 2008
Angoletto adolescenziale

Postato da: spleen a 18:03 | link | commenti |

venerdì, 21 novembre 2008

scendo gradini sapendo dove arriveranno, ma non so quanto manca ancora alla fine.  E penso che forse potrei tornare indietro. Ma invece continuo. Un passo dopo l'altro. Fermandomi per riprendere fiato, sedendomi, su quei gradini, e maledicendo quel primo passo che mi ha portata ad iniziare la discesa. Ma i passi, questi passi, li sto facendo io. Mi sono chiesta perché e non ho trovato risposta. Forse perché spero di dimenticare, scendendo, quello che ancora non sono riuscita a scordare. Forse perché spero di allontanarmi da quello che sento. Ma non riesco ad abbandonare me, e nemmeno te. Scendendo mi fanno compagnia le tue parole.  Non c'è altro. Cosa sei? la fine? la discesa? Raccontami altre bugie, dammi ancora un paio di illusioni. Fammi credere che alla fine di questa spirale ti troverò.

Postato da: spleen a 20:52 | link | commenti (1) |

martedì, 18 novembre 2008

Non fuggo più ora. Sono fuggita per troppe volte, da troppe cose. Da te, soprattutto. Scappavo quando mi facevi troppo male. Ma quando guarivo tornavo. E non volevo ricordare il passato, le notti sprecate, il dolore gratuito che regalavi. Volevo illusioni. E tornavo guarita. Ma tu sei rimasto quello che eri e che sarai. Non sai più amare. Ed io adesso non voglio più il tuo dolore.
Non fuggo più ora. 
Ora parto.
Ti lascio dove hai deciso di stare.
Ti lascio annegare in pace.

affogo


Postato da: spleen a 17:43 | link | commenti (2) |

giovedì, 13 novembre 2008

non sai cosa volere, chi volere. Non sai decidere, non sai scegliere. Ma dici 'c'è ancora tempo, c'è ancora speranza'. Ma io sono sempre più stanca. Mi hai tagliato prima i fiori, poi mi hai tolto le foglie, hai spezzato il mio gambo, ed ora stai recidendo le mie radici. E non ti accorgi di quello che mi hai fatto, di quello che mi fai. 'C'è ancora tempo, c'è ancora speranza', mi dici. Ma hai torturato, ferito, dissacrato, quello che c'era, quello che ero, quello che avevo. L'amore. Che adesso mi fa paura pensarlo con te. Che adesso non mi ricordo come sia, cosa sia. Allora  gioco da sola, o con un'idea. Ma a volte, anche così, sento che è sbagliato. Ridammi indietro quello che sentivo, quella che ero.

Postato da: spleen a 17:18 | link | commenti (5) |