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about love and something else
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va tutto bene (i bei sogni, si sa, non durano molto)
va tutto bene (ho ritrovato le onde, ma ora il mare è tornato piatto e nero)
va tutto bene (fa solo un po' freddo, adesso)
va tutto bene (ho bevuto quello che volevo e che potevo, ma ora il bicchiere è vuoto)
va tutto bene (il gioco è finito)
va tutto bene (devo solo sorridere)
va tutto bene (devo solo ricordarmi di respirare)
va tutto bene (devo solo ricordarmi di non piangere)
va tutto bene
devo solo ripeterlo e sarà vero, che
va tutto bene
sms di spleen, ieri: passerò da te domani a prendere le mie cose. Grazie. Spleen
sms di anakim, ieri: se hai un po' di materia grigia rimani a casa tua o vai ovunque ma non qui...non sei una persona gradita.
sms di spleen, oggi: puoi consegnare le mie cose a G., ci penserà lui a farmele avere. Mi eviterò il fastidio di rivederti. Grazie. Spleen.
sms di anakim: fottiti
Escluse le maleducate parole del pover'uomo di cui sopra, questo fine settimana è stato all'insegna delle risate e dell'allegria, complice una cena il sabato sera, il tirare tardi con persone simpatiche e piene di vita, persone che avevo conosciuto secoli fa e che ho ritrovato praticamente uguali, sempre pazze, e poi balli, bevute, foto spassose che per pudore non verranno mostrate e infine parole gentili e dolci.
Ah sì, non c'è stata una telefonata, ma sapevo che non ci sarebbe stata. E su questo argomento non c'è altro da dire, ho detto tutto. Ora vado a stendere i panni e poi mi mangio una mela.
non c'erano dubbi
La valigia sul letto. E tu, in piedi, mi chiederai di non farlo, di non andare via. Mi chiederai di rimanere, mi dirai che niente è cambiato. E non capirai, come non hai capito mai. Non è in quella valigia la fine. Non sarà finita quando uscirò da quella porta. Sarà finito tutto molto tempo prima. Sarà finito quando non ti manderò messaggi nel cuore della notte per dirti che mi manchi. Sarà finito quando non ti chiederò più dove sei stato e perché hai fatto così tardi. Sarà finito quando arriverai da me ed io non ti sorriderò come si sorride quando si vede l'amore entrare dall'uscio. Sarà finito quando per non vederti andrò a dormire. Sarà finito quando non avrò più paura dei fantasmi del tuo passato. Sarà finito quando non ti dirò più di venire da me per il fine settimana. Sarà finito quando partirò da sola per quel viaggio che volevo fare con te. Sarà finito quando non litigherò con te, quando non ti parlerò più, quando starò zitta, quando ti darò ragione. Sarà finito quando mi dimenticherò di chiederti di amarmi. Sarà finito quando non piangerò per una tua parola non dettami. Sarà finito quando non sarai più il mio primo pensiero al mattino. Sarà finito quando non ti cercherò per raccontarti le sciocchezze leggere o le paure che tolgono il fiato. Sarà finito quando mi accorgerò che l'averti accanto mi toglie il sole, e l'averti vicino non mi riscalda. Sarà finito quando inizierò a pensare che non era bello come credevo. Sarà finito quando pensandoti non mi verrà la voglia di averti sopra di me, dentro di me.
Sarà finito allora, ma tu capirai solo la valigia. E mi chiederai di rimanere.
Ma non si va via riempiendo una valigia. Non si va via uscendo dalla porta.
Non è comperando il biglietto di un treno che si parte. Non è allora. Si inizia a partire desiderando di comperare quel biglietto.
Cercavo nel barattolo dei ricordi qualcosa da raccontarti, non ho trovato nulla. Ho cercato allora un po' di calma, quella che tenevo per le situazioni di emergenza. 'fanculo, non ho trovato nemmeno quella. Sono andata a cercare un sorriso. Non l'ho trovato, né per te, né per me. Non c'è niente dentro, nascosto, riparato. Niente di pronto all'uso.
c'è che se non posso avere tutto preferisco avere niente, c'è che ancora per me esiste solo il bianco e il nero. Nel grigio non respiro, il grigio mi avvelena, il grigio mi toglie la voglia di sorridere. Un altro grigio non lo potrei sopportare. Il grigio non ha senso nel mio mondo. Non può avere senso. Nel fango ci sono già stata, ci sono rimasta impantanata per due anni. E mi è costato fatica uscirne. Scivolavano giorni e notti, settimane e mesi. Uguali. E il fango diventava sempre più prigione. Ed ho rischiato di abituarmi a quella prigione. Era meglio di niente, quella gabbia in cui quasi volutamente ero entrata. Iniziavo a pensare come un grigio. Ma poi ho riaperto gli occhi. E' bastato quello. E mi sono vista per quella che ero diventata. Volutamente preda. Amante del carnefice. Kamikaze di me stessa. E non mi è piaciuto. E così sono uscita, da quella melma, da quel fango, da quel grigio che come sanguisuga mi stava succhiando il cuore. E' costato fatica, forse lacrime, è costato dolore. Ma dolore consapevole. Dolore lucido. Dolore consolatorio. Io non sono fatta per vivere nel fango. E quindi, vedi, non è un capriccio se ora io ti urlo addosso di tenerti il tuo grigio. Non è un capriccio se non posso approvare il modo con cui vivi. Non è un capriccio se ti dico tienti la tua vita, non è cosa che mi riguardi. Faccio male a me per tenere aperti gli occhi, per evitare lo sbaglio di sognare. Perché ti vorrei come ho voluto l'altro. E sarebbe altro fango, altro grigio. E non so perché tu mi abbia cercata, non so cosa tu abbia pensato, non so cosa c'era tra di noi, non so quale peso dare ai tuoi 'ti voglio bene', ai tuoi 'mi manchi', ai tuoi 'ti penso'. So che ora è giorno fatto, e la realtà si mostra per quella che è. La realtà, la mia, fatta di bianco e nero. La tua di grigio. E magari un giorno mi leggerai e non capirai quello che ti ho scritto. Ma non ha importanza. Però una cosa ancora ti voglio dire. Sì, io schiaccio un pulsante e passo da on ad off in un istante. Ma tu non sai, e non saprai, quanto trema la mia mano avvicinandosi a quel pulsante. Ma lo premo. Perché io sono bianco o nero.
Auguri di Buona Pasqua ... spero di rivedervi martedì
