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Perché a volte mi chiedo cosa sia più difficile, se il restare o l'andare. Cosa comporta il rimanere, cosa comporta l'andare. Quale il meccanismo che ti tiene ferma, quale quello che ti fa ripartire. Cosa fa più male? Cos'è più doloroso? Lasciarsi mettere la catena non è sempre per debolezza. Rimanere alla catena non vuol dire non poterla rompere. E il romperla non vuol dir essere forti. Perché mi puoi tenere così, incatenata e preda, ma forse sono io a volere quella catena. La catena scalda. La catena è la pausa. La catena è la riflessione. La catena è la decisione. Non sarà mai la condizione. Ed una notte me ne sono andata. Pensavi che fossi semplicemente preda. Avresti dovuto vedermi, senza catena. Mi avresti vista veramente. Ma era notte. Ed ora rimarrai solo con una catena vuota.

Ho sognato che partivo. Ero in stazione ed avevo il mio bel biglietto del treno in mano. Ma poi un flash! non mi ricordavo il nome del posto in cui dovevo andare. Allora ho chiesto ad un controllore di dirmi i nomi delle stazioni che avremo incontrato cammin facendo, perché così sicuro sicuro avrei ricordato il nome. Lui ha iniziato a dirmeli tutti, uno per uno. Gli ho fatto presente che quelli che mi stava dicendo erano le stazioni per tornare indietro e che quindi erano sbagliati. Io dovevo andare avanti. Ma non c'è stato verso di recuperare quel nome, e nemmeno sul biglietto c'era scritta la destinazione. C'era scritto solo 'partenza'. Però sul treno sono salita ugualmente. E poi mi sono svegliata.
ma, dico veramente, qualcuno non potrebbe sparare in mezzo agli occhi alla Bertè?
Da casa mia alla microstazione dei treni, da cui parto e a cui arrivo giornalmente, ci saranno forse 2 chilometri. Di solito in 5 minuti ci arrivo, butto la macchina e salto sul treno. Questa mattina sono partita alle 7.32, dato che da ieri le menti supercriminali dell'amministrazione hanno deciso di effettuare in concomitanza:
a) rifacimento ponte
b) sistemazione rotatoria e (credo) asfaltatura
Ma per fare questo i supercriminali hanno dovuto:
a) ovviamente chiudere il ponte, con conseguente rovesciamento del traffico sulla mia stradina
b) chiudere la rotatoria e inventarsi un senso unico alternato, sempre sulla mia stradina (notare che quella stradina è una delle due che collegano l'autostrada con il resto del mondo)
Stamattina colonna infame. Il semaforo deficiente (perché di chiamarlo intelligente non mi sembra proprio il caso) rimane verde due minuti, rosso una vita. Ho preso veramente per un soffio il treno e solo grazie al fatto che, smaronatami a livelli paurosi, mi sono messa a sorpassare le millemila macchine davanti a me, fregandomene del rosso e delle macchine che provenivano dalla direzione opposta.
Due minuti? Forse anche meno. E' stato, boh, è stato nel suo stile. Lui sbraita, manda a fanculo e lancia i libri, e in tutto questo era proprio tutto lui. Perché io forse l'avrò anche stuzzicato troppo, ma capirai che dopo quasi due anni di ingoio ed ingoio ad un certo punto viene da vomitare, giusto? Ho vomitato solo un po', giusto tre frecciatine sabato sera. Lui invece come al solito si scazza, si inverte d'umore. Io sussurro, lui grida. Io chiedo gentilmente, lui lancia le cose. Io lo capisco, lui non ha mai capito. Ma sia quello che sia, non è più affar mio.
Tientelo stretto il tuo pessimo carattere, dietro a quel bancone che ti serve da corazza, ti servirà per sentirti superiore, anche quando, ripensandoci, ti renderai conto del disastro. Sarai affabile anche con chi non stimi, pur di non rimanere solo. Dispenserai sorrisi ed aneddoti e così il pubblico applaudirà e riderà. E poi illuditi. Tienti il tuo passato, il tuo inseguire sogni che non sono mai esistiti, tienti il tuo riempirti di tutto per non vedere il tuo niente. Fatti ancora l'ultimo per il viaggio. Circondati di chi puoi manipolare e ferire.
Fai quello che vuoi, fai quello che puoi. Io mi tiro fuori da questo gioco al massacro.
E sì, questa è la fine perfetta, la fine che hai sempre voluto, la giusta fine.
Ti lascio al tuo teatro delle marionette.
Come hai detto, un giorno ci si incontrerà, quasi per sbaglio, e ci sarà un altro accanto a me. Non ti vedrò, o forse sì? E tu, allora, spero capirai.

questo è il link http://www.internazionale.it/oroscopo/

Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)
Lo scrittore Robert Anton Wilson definiva le informazioni come una serie di dati o di idee che ci risultano nuovi. Se li conosciamo già, possiamo chiamarli "propaganda" o "dogmi". Il filosofo Terence McKenna la pensava allo stesso modo. Per lui i termini "informazione" e "novità" erano intercambiabili. I messaggi che ricevi non sono informazioni se non ti sorprendono o non stimolano la tua curiosità. Vorrei che nelle prossime settimane questa fosse la tua regola d'oro, Capricorno. Cerca voracemente nuove informazioni e rifiuta tutte le cose mascherate da informazioni. Se non ti annoierai, vorrà dire che stai procedendo nel modo giusto
(che caz...! ma che vuol dire? questa settimana non mi piace il mio oroscopo, questa settimana voglio cambiare segno)
Ettha, la CreaturaInfernale, sembra sempre stia dormendo, ma appena mi tolgo le calzette lei si fionda a leccarmi i piedi uahuahuahuah.
E tu non temere, come dicevi non può piovere per sempre. Prepara le mie cose.
Io sono davvero troppo stanca.
Non ha senso.
Nic, bellissimo e crudelissimo Nic. Sei partito eh? Lo vedo da qui: una visita dal Madagascar. Sei ancora in collera con me, vero? Forse collera non è la parola giusta, forse sei solo deluso. Sei partito senza darmi modo di dirti delle cose e di chiedertene altre. Comunque, lo sai, sono guarita da te, guarirò anche da lui. Con te, benché ti amassi alla follia e benché ti abbia amato oltre ogni limite, oltre il mio limite, con te, dicevo, è stato più doloroso ma allo stesso tempo più vero. "non ti amo più" questo mi hai detto una mattina. Freddo, lineare, conciso, corretto. E che dirti allora, se non 'ok, va bene'? beh a parte la mazza da baseball con la quale ti ho inseguito (ma solo per un momento). Il dolore è stato un lampo, è stato immenso, totale, ha cancellato tutto. Ha cancellato me. E mi sono serviti cinque anni per smettere di amarti, lo sai? Lui è diverso. Anzi, lui è come te: quando ti perdevi, e la vita stessa ti spaventava. Tu cadevi in uno stagno, lui cade nel mare. Annaspa lui, come annaspavi tu. Non ridere, e non pensare che stia dicendo scemenze. E' così. Ma lui, diversamente da te, vuole annaspare, non vuole trarsi in salvo. Lui sta così, in balìa delle onde, delle correnti, ogni tanto si aggrappa a qualcuna, e poi la lascia andare. E rimane da solo. Ancora ad annaspare. Tu invece da quello stagno volevi uscire. E sei uscito. Più bello di prima. Finalmente uomo che divora la vita e ne chiede ancora. Ora non hai più polvere nella mente ed acqua marcia nella gola. Sei libero. Ti ci sono voluti anni per riuscirci ma sei diventato quello che avevo intravisto dentro di te. Ti ricordi il giorno in cui ci siamo conosciuti? Sono passati quindici anni. Una quasi vita. Rifarei tutto. Dall'inizio alla fine. E niente, so che mi vuoi bene, e tu sai che io ne voglio a te. Siamo ex marito ed ex moglie che si vogliono bene. Abbi cura di te, laggiù, mi raccomando. E mandami ancora cartoline e foto, fammi vedere casa tua (è una di quelle che mi hai fatto vedere l'ultima volta?). Attento ai coccodrilli e ai serpenti. Per il resto... hai la testa sulle spalle, quindi conquista pure il mondo. Io ti guarderò da qui, e magari un giorno verrò a trovarti. Baci.
Amica EsseEsse, grazie della poesia. E' proprio bella. Me la leggo e rileggo.
Poi termino il libro "la ferita dei non amati".
Dopo devo solo decidere come morire eheheh e stasera pizza e fanta.
Lunedì andrò alla ricerca dello Psycho di cui ti dicevo prima. Credo sia ora.
Domani pomeriggio me ne andrei a Verona: ho scoperto un paio di jeans che devo assolutamente avere.
Let me know your idea about 
il cuore desidera quello che non è stato, la mente tiene a bada a fatica i pensieri, gli occhi cercano ancora i tuoi capelli, ma è passato troppo tempo, non ne trovo più. Ho scoperto che ora dormo come dormivi tu quando stavi da me. Sulla spalla destra, la mano sinistra aperta posata davanti al corpo, per essere sicura di non cadere, la mano destra che si illude di stringere la tua. Ma attorno è solo il vuoto. Tu hai il tuo guscio, io cos'ho? Tu ti riempi la vita a modo tuo, e mi dici che ora la vuoi così, che ti va bene così. Io invece la tengo vuota, perché? Sono lontani i giorni in cui me la riempivo con chi capitava. Sono lontani i giorni in cui era tutto così semplice. Quei sì detti per imbrogliarmi. Ora, lo sai, dico sempre no. Ho un solo sì che voglio dire. Ma tu diresti no. Quel no è come questo muro, ci separa, ma non andiamo via, ci appoggiamo, uno da una parte una dall'altra, e sappiamo, anche se non ci vediamo, che siamo ancora lì. Dall'altra parte del muro. E basterebbe allungare una mano...
