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Mi sussurravi qualcosa all'orecchio, ed erano brividi, ed era il tuo sorriso. Le foglie attorno a noi erano secche. Ma sognarti è sempre bello, lo sai.
Ma ci pensi? è passato quasi un anno da quella notte, quell'unica notte. Un anno, e ancora non hai trovato il tempo per rispondermi. Non hai dato l'acqua ai fiori, non hai dato il cibo al pesce rosso. Sono morti. Cos'è cambiato, mi chiedo talvolta, dentro di me, quand'è cambiato. Mi sento come il pesce rosso.
Hai lasciato che scivolasse il tempo ignorandomi ed ora davanti a te riesco a non tremare, sono cortese e gentile con te senza dover indossare la maschera. Sì, ti voglio ancora, sì, ti cerco ancora. Ma non come prima. Non mi si strappa l'anima se non vengo da te tutte le notti. Se penso alle stelline che hanno preso il mio posto ora sorrido e penso che saranno comunque meteore. Forse un paio di notti, non di più. Non mi viene più nemmeno voglia di gridare il mio (una volta nostro) segreto. Mi costa fatica allontanarmi, e so che basterebbe un tuo cenno e correrei da te.
Quel messaggio, in agosto, che senso aveva per te? Perché scrivermi quella cosa? Perché piantare ancora il coltello?
Ho affrontato il dolore lasciandogli campo libero, non mi sono opposta. Non ci sono state le sbronze e il sesso. Mi sono seduta, ho pianto, ho lasciato che uscisse il mostro nero. Ma non sono guarita. No. Sei ancora capace di farmi male, meno rispetto ad un tempo, ma sei ancora dolore, uomo. Un giorno riuscirò a dire 'dopo di te c'è stato...', ma questo è ancora il tuo tempo. E la tristezza che sento riesco anche a spiegarmela. Non è la mancanza d'amore, perché di quello non si è mai senza. E' la mancanza del soggetto che si ama che rende tristi. E' l'amore a senso unico. E' l'amore che si accumula e non trova sfogo. E' l'amore che fiorisce, matura, cade e marcisce. E' l'amore che rimane pensiero. Costante, lucente, fisso. E' l'amore che rimane sete, e non trovi l'acqua. E' l'amore che rimane fame, e non trovi cibo. E' l'amore che rimane febbre e non c'è guarigione, non c'è cura. E' l'amore che ti fa giocare ma senza sorridere, ed ogni tanto piangi, così, all'improvviso, senza motivo apparente. Ma quel motivo, se guardi bene, è quel vuoto in cui stai annaspando. E' quel cadere, continuo, incessante, pauroso. E in quel dolore, in quell'assenza, a volte si trova un po' di pace. Da una parte il dolore, dall'altra il nulla. Ed allora si sceglie il dolore. Solo per sentirsi vivi ancora, si sceglie il dolore.

Sarà il cambio di stagione, ma anche no, sarà che è quello che so, ma io ne ho proprio le palle piene
Ieri sera ho visto uno scoiattolo minuscolo su una delle piante vicino a casa. Andava su e giù per il tronco, mi sembrava un po' citrullino. Forse il temporale appena passato l'aveva disturbato mentalmente? Boh
Stamattina ho malissimissimo a quel fottuto dente del giudizio universale che da un paio d'anni tenta di spuntare. Mi fanno male pure lingua, tonsilla e collo. Ecchecazzo.
L'umore, si sa, è sempre pessimo, anzi di più. Potessi dormirei. Uff. Sob. Sigh. 
Sembra sempre la fine del mondo, ma poi il temporale passa, ci si asciuga i vestiti al sole e si ricomincia. Quando verrà davvero la fine sarà un lampo e non si avrà il tempo per accorgersi di nulla, nemmeno per porsi una domanda. Puff
L'infame bestiola mi ha svegliata quattro volte questa notte. Ed ogni volta per recriminare. Mi dice di non lasciarla più da sola a casa per quattro giorni. Che lei soffre di paura d'abbandono e si immalinconisce quando non mi vede e quando non può giocare con me. E, mi fa notare, non ci si comporta da madri (benché adottive) snaturate. Che lei fa affidamento su di me ed io non posso comportarmi da egoista. Prima viene lei e dopo io. Sedersi sul pavimento e discutere con una furetta alle quattro del mattino è segno di indiscutibile sanità mentale.
Quella notte era ubriaco, con gli occhi cattivi e le mani che prudevano. Voleva una rissa. "Lei è la mia ragazza". Questo disse affrontando l'altro, ubriaco più di lui. Lei beveva wodka alla menta, sentì le sue parole e sorrise. Le parole di un ubriaco fanno sempre ridere. Sapeva come dividerli. Si avvicinò, gli sussurrò due parole all'orecchio e poi gli infilò la lingua in bocca. Si strusciò contro di lui. Perché di questo lei aveva voglia. Non di risse. Ed ottenne l'effetto voluto. Le prese i polsi e contro il muro iniziò quella cosa che fa battere più forte il cuore, che fa sentire caldo tra le gambe. Erano animali, erano desiderio, erano mani che frugavano, erano adesso qui ora subito. Erano occhi che si cercavano. Erano fretta.
Il mattino dopo erano due sconosciuti.
Lei ricordò quello che stava cercando ed il motivo per cui era passata di lì. Quello che voleva e che costava così tanto. Perché non si parla d'amore con le ombre.
E non si fa l'amore così.
Mai.
Sempre.
Lei diceva 'mai'. Lui diceva 'sempre'. Lei diceva 'sempre'. Lui diceva 'mai'. E nell'unica foto assieme lei guarda a destra, lui a sinistra. Nemmeno in foto si erano mai trovati vicini. Solo le mani, per sbaglio, quel giorno sembravano intrecciarsi. Ma era un gioco, un bugia.
Ripartì, prima dell'alba, dimenticando forse qualcosa in quella stanza. Ma quello che si dimentica non ha importanza. Si portò via uno stomaco vuoto, come di fame atavica colmo. Si portò via un cuore, che correva veloce perché la realtà fa sempre un po' paura al mattino. Non eri tu, non era lui. Non è nessuno. Da prima dell'alba fin dopo il tramonto. Non è nessuno mai. Non è nessuno sempre. E lo sapeva ancor prima di rivederlo, prima ancora di volerlo. E' sempre nessuno. Questo forse la faceva sorridere, nonostante tutto. Il sapere che non è mai nessuno, ma guardarlo negli occhi così da vicino per poter fingere ogni volta che sia qualcuno.
Poi andare via, senza guardare indietro mai.

Fine settimana pieno zeppo di scazzi, cose che dovevano andare bene ed invece sono andate male, incomprensioni, malumori e nervi a fior di pelle. Avrei preferito un tranquillo week end di paura eh
Uno squarcio nel velo nero che ottundeva il mio ragionare. E tutte le cose mi si sono chiarite. Ho capito i perché. Ne ho avuto la conferma stamattina. Anni ed anni a farsi domande e a non ottenere risposte. Ora ho la Risposta. E' tutta nel mio nome e nel suo significato: "eterna dominatrice". Mica robetta eh 
questa è la fine che rischia di fare chi oggi disgraziatamente mi si para dinnanzi