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Non sono ancora guarita da te, ne ho avuto la conferma oggi. Perché tu facevi passi da gigante, io saltellavo per starti dietro. Perché tu sei andato avanti, mentre io mi sono fermata. Davanti a cosa mi sono fermata? Davanti a quello che non è ma che vorrei fosse. Davanti a parole che non hai detto, a cose che non hai fatto. Davanti a quello che io ho immaginato.
E no, non sei cattivo tu. In tutto questo gioco sono stata sempre io a volere il mio male, a farmi male. Ti sarebbe stato facile avermi, un schiocco di dita, un messaggio. Sapevi e sai che io ci sarei stata. Ma non l'hai fatto. In questo sta il tuo non essere cattivo. Tu non mi cercavi, io cercavo te. Perché insistevo nel non capire e nel volere. Quante parole ti ho scritto, quante ne ho strappate, quante... E ancora riesco a piangere per quello che non c'è stato e che non ho nemmeno perduto. Provare a fingere che non ti voglio a volte è facile, ti tengo lontano come pensiero alzando il volume dei ricordi. E cercavo onde nuove, altri mari, altri pensieri. Ma sempre alla fine eri tu che tornavi.
'Passa una sera', così hai detto. Io sarei da te ogni sera, ed ogni sera sarebbe altro dolore, perché vorrei ancora quell'illusione che c'è stata, perché ho ancora voglia di risentire quelle tre parole che mi hai detto.
Ho smesso con le sciocchezze, con le distrazioni di una notte. Se è caduta, che sia. Se è dolore, che sia. Niente paracadute, niente anestesia. Che sia schianto, per poter finalmente toccare il fondo. Perché ancora al fondo non sono arrivata, aggrappandomi a loro sono rimasta incastrata. Oggi ho ricominciato la caduta, rivedendoti e ritrovando finalmente quello che mi è mancato.
Ed ho capito perché non voglio guarire.
farò la fine dei superstiti di Lost? com'è che continuo a sognare numeri e numeri e numeri? e tra un numero e l'altro ho sognato te.
Non per necessità, ma per scelta.
E non ci si riempie il cuore in quel modo. La tua assenza non si cancella così. E non servono domande, non servono risposte. O forse ho sempre sbagliato le domande. Ma non a te dovevo chiedere. Erano per me le domande a cui non avevo risposta. Non eri tu a non voler me. Ero io a volere te. Per questo non potevi rispondere. Ora ho le risposte. Perché a volte si tenta di riempire il vuoto con qualsiasi cosa. Si farebbe qualsiasi cosa per non sentire e non vedere quel vuoto. Ed era così all'inizio. Lo sai tu, lo so anch'io ora. Perché all'inizio ti volevo per riempirmi e per avere qualcuno a cui pensare. Ora ti voglio perché sei troppo dentro me.
Non per necessità, ma per scelta.
Stava per farsi luce, nel mio buio cerebrale. Sentivo come il dischiudersi, lo svelarsi. E invece niente. E' suonato il telefono, ho perso il momento. E' tornato buio pesto. Mi mangio un cioccolatino consolatorio. Prima o poi il big bang arriverà.
niente croce
ecco, mi sento un po' così... spero mi sia evitata almeno la croce
sono qui. Dove qui sta ad indicare il purgatorio. Me ne sto zitta, ed ingoio ansia.
(ah, ieri ti ho visto)
oggi datemi dell'idiota, poiché lo sono. Anzi più che idiota, assolutamente imbecille. E mi merito i prossimi dieci giorni, più o meno, d'ansia.
Mi mando a 'fanculo da sola, che è meglio.
L'essere viaggiatrice autostradale, oltre ai numerosi scazzi procurati dagli automobilisti incapaci ed a cui brucerei la patente davanti ai loro occhi, offre momenti di sollazzo ed ilarità, gentilmente concessi dai camionisti ed i loro possenti tir.
Orbene mesi fa ho sorriso, riso, ghignato, nel leggere le scritte di un tir (olandese, poi si scoprirà perché). Il proprietario della famosa et rinomata ditta di autotrasporti deve essere un frequentatore assiduo di tutti, ma proprio tuttissimi, i coffee shop olandesi: sul retro dei suoi tir campeggia la scritta 'VAN DER QUACK', e fin qui niente di strano, ma sulla fiancata, il nostro burlone, cosa ti è andato a fare? il VAN DER è rimasto invariato, ma al posto del 'QUACK', la sagoma olandese ha fatto mettere il disegno di un'OCA!!! Cioè, tu sei lì che sorpassi il camion e con la coda dell'occhio vedi 'VAN DER <disegnodell'oca>. Ditemi voi se questo tizio qui non è troppo simpa?
La scorsa settimana mi ritrovo a sorpassare un altro tir spassoso (italico, poi si scoprirà perché). Il proprietario della famosa et rinomata ditta, inconsapevole credo dell'ilarità che scatena nei 'lettori di tir' che ha fatto? ha messo il suo nome e cognome. E fin qui niente di strano. Ma il tizio si chiama 'SCHIAVO FELICE'. Cioè, dico, ma dai, ma non si può, ma con che coraggio i genitori possono mettere un simile nome ad una creatura appena venuta alla luce? Vuol dire segnargli pesantemente la vita eh. E lui, con nonchalance, lo scrive pure a caratteri cubitali suoi suoi tir.
A volte basta un camion al mattino per rasserenare la giornata. Oh yeahh
Sono così stanca stasera che non riesco nemmeno a pensare e commetterò di sicuro qualche scemenza (che già quando sono nella mia normalità di stupidaggini ne faccio a iosa).
Che qualcuno mi spenga, pliiis