accarezzo il mio spleen e sussurro...

lascialo gridare: è solo vita

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venerdì, 29 dicembre 2006

(dato che il piccino domestico ha definitivamente perso la volontà di collaborare con me, mi tocca lasciare qui oggi le ultime sciocchezze per il 2006 e le prime per il 2007)

sono ancora indecisa tra:
- rimanermene a casa con la bestiola (e quindi da sola, senza esseri umani con cui ciarlare), come gli ultimi due capodanni;
- andare a zonzo per il mondo con un'amica a tracannare liquidi alcolici atti a stordirci;
- andare ad una festa nelle marchemanonsobenedove con l'amicuzza G.;
- cercare una vittima sacrificale da immolare per ingraziarmi gli dei.
Ci sarebbe stata un'altra scelta, la mia preferita, ma per motivi di privacy e riservatezza non la scrivo. E poi, detto tra me e me, la mia preferita, nel calcolo delle possibilità di realizzazione, non sfiora nemmeno lo 0,1%

Penso a te. A quanta distanza ora ci sia tra di noi. E io non so ballare.

e vada come vada, basta che ci sia ancora un altro domani e poi un altro e poi un altro, così, quasi all'infinito. Ma non proprio infinito, che mi verrebbe a noia pure quello

e la cura può essere peggiore della malattia, ed io di te voglio ancora essere ammalata

Postato da: spleen a 15:24 | link | commenti (2) |
about love and something else

giovedì, 28 dicembre 2006

mi si è inchiodato questo stupido blogghetto, ed in più è da stamattina che mi accompagna un lieve senso di disastro imminente. Era meglio se nascevo sassolino, avrei avuto un'esistenza più stabile. Ecco.

Postato da: spleen a 14:47 | link | commenti |

mercoledì, 27 dicembre 2006

non ho voglia di riordinare l'armadio, figurarsi la mia vita.
non ho voglia di buoni propositi, non li mantengo mai.
dove vanno le anime quando sono ferite nessuno lo sa, forse si perdono per un po'.  Alcune non si ritrovano più.


Ho avuto piccole gioie, ma di quest'anno ricorderò il dolore.
Il dolore per quello che ho perso.
E non è l'amore: quello non si perde, lo si dimentica in attesa di nuovi giorni.
No, non è l'amore che ho perso. Era una piccola cosa. Talmente piccola che non si vedeva con gli occhi.
No, non ho perso l'amore. Ho perso un sorriso che non saprò come sarebbe stato. Ho perso mani che avrei tenuto tra le mie. Ho perso una voce che mi avrebbe riempito il cuore.
Ho perso tanto, ho perso molto. Non ho perso tutto.
Perchè a volte ti sogno.
E questo è tutto.


Imparerò a rubare, come tu hai rubato.
a disprezzare, come tu hai disprezzato.
a far pregare, come io ho pregato.
Imparerò che quello che non esiste lo posso inventare.
Perché con oggi ho una maschera nuova. 

Postato da: spleen a 17:13 | link | commenti |

puah, another birthday down the toilet

Postato da: spleen a 11:56 | link | commenti (4) |

venerdì, 22 dicembre 2006

quando non si è soli anche nel bosco più nero non si ha paura. Vieni nel bosco con me ...

 

Postato da: spleen a 13:23 | link | commenti |
about love and something else

Quanto può sembrare lunga una notte quando si aspetta qualcuno. Quante volte in una notte ci si alza, ci si veste e si va a fumare sul balcone. Quante volte si pensa 'ora chiama, ora chiama, ora chiama' e si guarda il telefono che non squilla mai. Quante volte ci si asciuga gli occhi nella notte d'attesa. Quante volte ci si fa del male durante una notte.

Postato da: spleen a 10:18 | link | commenti |
about love and something else

giovedì, 21 dicembre 2006

ma sì dai, che c'è di male, mi sono detta, nel fare il gioco scemo proposto dai colleghi...sbucciamo un mandarino e ficchiamocelo tutto in bocca, giusto per provare l'esperienza mistica di sentire sto coso venire spremuto da denti, guance, lingua e, credo, qualche muscolo che in teoria dovrebbe esserci nella zona orale. Peccato che nessuno abbia pensato all'eventualità che nel subdolo cosetto arancione vi fossero quei cosi, quelle cosette dure, dalla forma di lacrima. I semini. Ecco. Ai semini nessuno aveva pensato. Perché va bene la pallamandarino da spremere e farsi scendere nel gargarozzo, ma i semini mica si possono ingoiare. Che poi si rischia di vedersi nascere una pianta di mandarino in pancia!. E quindi eccoci lì, con le guancette piene e la lingua che spasmodicamente cercava di dividere la polpa dai semi. Abbiamo rischiato il soffocamento. In più d'uno. Eh. Il Natale, i brindisi, i colleghi gigioni. Che belle cose. Ed ora vado a finire di sputare i semini. Con permesso

Postato da: spleen a 11:44 | link | commenti (1) |

martedì, 19 dicembre 2006
troppo melensa? naaaa, è carina

Mi sono innamorato di te
perchè
non avevo niente da fare
di giorno
volevo qualcuno da pensare
di notte
volevo qualcuno da amare.

Mi sono innamorato di te
ed ora
non so neppur io cosa fare
il giorno
mi pento di averti incontrato
la notte
io ti vengo a cercare.

Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei giorni svanire
e non so più pensare
a nient'altro che a te

Postato da: spleen a 17:34 | link | commenti (2) |

lunedì, 18 dicembre 2006

ho strabuzzato gli occhi quando qualcuno mi ha sussurrato quella parola che avevo dimenticato da molti, molti mesi...
ici
...cazzocazzocazzo. Dov'è che avrò buttato quel cazzo di bollettino per fare il versamento? merd!

Postato da: spleen a 17:03 | link | commenti (2) |

Ho camminato su sentieri pericolosi, senza rendermene conto, e mi sono persa.
Tu sei ancora qui, sei sempre qui. Volevo toglierti, volevo non pensarti. Ma c'eri e ci sei. Sei il pensiero, sei il desiderio, sei la voglia di te. Facevo un passo per allontanarmi ma poi sempre tornavo indietro. Perché la scelta di non volerti faceva più male che l'averti in quel modo che non ho mai capito quale fosse. Pensavo che la cosa migliore fosse anche la cosa giusta. Ma non lo è. Ieri ci ho riprovato. 'Fai la cosa migliore per te', questo mi dicevo. Ma ho avuto la tristezza come cattiva consigliera, i brutti ricordi hanno invaso gli occhi e il cuore. Ed ho provato ad essere cattiva. Ma più ci provavo più sbagliavo. Non è fingendo l'odio che l'amore muore.
La scelta migliore è stata quella sbagliata. 
Ho cercato la tua mano questa notte. Ma non l'ho trovata. 
Ridammi i tuoi sorrisi, le notti assieme, la tua voce. Ridammi quello che c'era, perché quando te l'ho gettato in faccia volevo tu mi dicessi di non farlo.
Dimmi ancora di non lasciarti cadere, cerca ancora la mia mano.
Mi manchi, fin dentro l'anima, fin oltre le lacrime.

Postato da: spleen a 11:30 | link | commenti |