accarezzo il mio spleen e sussurro...

lascialo gridare: è solo vita

Eccomi

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martedì, 29 novembre 2005
Dedicato

  

Postato da: spleen a 12:16 | link | commenti (6) |
about love and something else

sabato, 26 novembre 2005

Nel pomeriggio sono andata nel bosco dietro casa, ho camminato sotto la neve ridendo come una bimbetta di cinque anni. Con la bocca aperta, il viso rivolto verso l'alto per far scivolare la neve dentro. Ehm a dire la verità l'ho anche mangiata da un ramo, da un sasso, da uno steccato...Mi piace la neve (non solo mangiarla): mi piace camminarla, annusarla, toccarla, guardarla cadere. Mi dà gioia la neve. Confido in un'era glaciale prossima ventura...magari già con domani, non voglio dover aspettare un paio di migliaia d'anni! Le foto qua sotto le ho rubate ad un tizio, piccoli scorci della mia 'città'. Sotto la neve sembra persino bella :)

BiciNeve

Solitude

NettunoDuomoNeve

NettunoNeve

NettunoNeve2

Postato da: spleen a 20:19 | link | commenti (4) |
foto nevose

venerdì, 25 novembre 2005
Ripescando nel passato...dovevo proprio essere ubriaca all'epoca

31 agosto 1998, ore…direi ore implose.

Credo che le stelle ci siano ancora tutte, così pure sole e luna. Il mondo è ancora qui, e continua ancora a girare. Eppure qualcosa di stonato c'è. Cos'è cambiato? Mi guardo allo specchio e cerco su di me l'ombra del passato. Forse è nel viso più magro, negli occhi più scavati, o nel pallore. Ero rosa una volta, ora sono bianca, e il mio sguardo è sfuggente. Non pongo più molta attenzione alle cose che mi circondano. Non ne vedo la necessità e mi manca la forza. L'attenzione è tutta rivolta al mio io, quell'io così fottutamente incapace di resistere e di andare avanti, quell'io che, dannazione a lui, inciampa in continuazione, cade, si rialza e poi ricade ancora. Notti e giorni, uguali, inutili, faticosi, infiniti. E non passano le ore, non passano i minuti. Guardi l'orologio e vorresti spingere le lancette, avanti, molto avanti, così avanti da arrivare alla fine del tempo. Per evitare la sofferenza del tempo che non passa mai. Del tempo che pesa. Del tempo che ti si appoggia addosso, ti cola addosso, come pece, e tutto ingarbuglia, e tutto confonde. E la vita sono le piume di un’oca appena spiumata, che ti ricoprono, che ti chiudono gli occhi, ti entrano in bocca, e ti fanno tossire. Schifose piume, schifosa pece, schifoso io, schifoso tempo. Tempo che non passa. E ti ritrovi a pensare che non dovresti pensare. E ti ritrovi a desiderare di non provare desiderio alcuno. Cerchi l'interruttore, lo cerchi nel solito posto, dove l'hai sempre trovato. Ma non c'è più. Che sia dannato anche l'interruttore. Lasciati trovare, lasciati trovare anche questa volta. Ho bisogno di spegnermi. Ricoperta di pece e piume, mi sento addosso il male del mondo, ho addosso la paura, ho addosso l'angoscia delle notti future e dei giorni che verranno. Ho l'anima che brucia e non verrà la pioggia questa volta, questa volta no. E incespico, con le mie piume e la mia pece, un incespicare continuo, ricoperta di dolore mascherato dalle piume. E le liscio, talvolta, queste mie piume, per nascondermi meglio il dolore, per fingere che mi piacciano. Ma oggi mi sono guardata allo specchio, e no, non mi piacciono le mie piume. Ho provato a toglierle, una per una. Ma più mi spogliavo delle piume e più brillava il dolore. E allora ho smesso. Dolore. Il dolore che si espone anche quando lo mascheri bene, il dolore che ha vita propria, il dolore che non ne vuol sapere di andarsene via. Sempre lì. A ricordarti quello che era, tanto, tanto tempo prima. E ricordo allora che quel dolore una volta era felicità, era attesa, era sentire, era avere. E quando si è trasformato in dolore? Quando è stato? Non posso pensare che sia sempre stato dolore mascherato. Chi ti ha cercato? Chi ti ha voluto? Chi ti ha messo sulla mia strada? Soave era, era purezza. Per te, per colpa tua, grazie a te. Sempre oltre, sempre di più. Hai preso, hai donato, hai succhiato, hai morso, hai strappato. Devastato. Mio carnefice amato, mio unico pensiero in questo tempo immobile, mio amato puro dolore. Avanza, avanza ancora. Non lasciare incompiuta la devastazione. Che c’è di peggio di una mezza rovina? Non lasciare feriti sul campo, avanza e dai la pace. Prendi quello che rimane, di questo tempo immobile, di questa vita incespicante, di questo dolore che una volta aveva un altro nome, ma non ricordo più quale.

Avrei dovuto ascoltare la mia anima prima di muovere un solo passo; io mi spostavo verso te, lei si voleva da te allontanare, e me la sono trascinata appresso, fardello leggero, come leggeri erano i passi che a te mi conducevano, come leggera era la mia risata, e chiari gli occhi. Ed ora anche l’anima oscilla nell’immobilità del tempo, trema un poco, solo un poco. E nemmeno lei trova riposo, la sento scivolare lungo il muro la notte, la sento guaire piano, incapace di ritrovare il senso della luce. E il suo lamento è musica, e le piume… le vedi ora? vedi come si muovono ora lente? sto ballando per te, dolore. Sfiorami ancora mentre ti scivolo accanto, sfiora le mie piume, la mia pece, il mio dolore, tu, dolore che di me sei il dolore, senti sotto le tue dita la tua esistenza. E poi spegnimi, tu che lo puoi fare, perché se non facesse così male potrei pensare che è amore.

mano

Postato da: spleen a 00:21 | link | commenti (4) |
ricordi

venerdì, 18 novembre 2005

sarà così...

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Postato da: spleen a 17:59 | link | commenti |
musica parole e immagini

giovedì, 17 novembre 2005

così simile alla vita
così vita
vita le labbra che la serrano
vita  la cenere che rimane
Quale piacere nel vederla andare in fumo...

ashtray

Postato da: spleen a 14:45 | link | commenti (1) |
pseudopoesie mie

mercoledì, 16 novembre 2005

Siamo alle solite...
Ho spento la sveglia e i soliti cinqueminutiancoradinannapliiiiis si sono trasformati in tre quarti d'ora di sonno profondo. Alle 7.15 ho ripreso conoscenza. Svegliata di soprassalto, lavata mani, faccia, denti (sempre con Ettha che mi girava tra i piedi, perché lei, quando sente che sciorino una parolaccia dietro l'altra, e mi vede saltare isterica per casa, pensa che sia l'ora del gioco e allora...si gioca), ho cercato forsennatamente i vestiti, che non stanno mai dove devono stare, essendo loro dotati di vita propria e facoltà di muoversi liberamente per casa a loro piacimento, mi sono vestita a casaccio come al solito, ho infilato gli anfibi (ovviamente senza allacciarli perchè io amo il rischio del probabile e certo inciampo) e sono uscita di casa. Per farvi ritorno una decina di secondi più tardi perché avevo dimenticato di spegnere le luci, di prendere il cappottino, e di dare i baci alla creatura. Non avendo avuto tempo e modo di fare colazione a casa, decido di fermarmi al bar per un caffè al volo. Entro in quello più vicino a casa mia, e chi ti vedo? una mia amica che sta facendo placidamente colazione con brioche e cappuccino. Ordino il caffè e mi siedo con lei. Esordisco così 'ehi ciao... ti vedo bene stamattina, hai l'aria di chi sta in pace con il mondo'. E lei, guardandomi in un modo un po' stralunato 'trovi?...sono depressa, mi sento inutile,  non riesco a dare un senso alla mia vita e oggi ho il primo appuntamento con lo psicologo....'. Ecco, perché non farsi mancare anche questa gaffe? Però devo dire, a mia discolpa, che avevo ancora gli occhi assonnati e che ho buttato lì una frase di circostanza mentre i miei poveri e stanchi neuroni, richiamati in vita dopo la sosta notturna, stavano ancora stropicciandosi. E detto questo, visto che sono le 15.50 e mi sto vagamente annoiando, vado a bermi un altro caffè, ormai i neuroni sono svegli (forse)...

Postato da: spleen a 15:55 | link | commenti (6) |
risvegli rocamboleschi

domenica, 13 novembre 2005
Buon compleanno nonnina

Sono passata a salutarti oggi, e ad augurarti buon compleanno. Ho accarezzato il tuo viso e ti ho raccontato le ultime novità mentre spostavo le foglie cadute su di te. I tuoi occhi mi sorridevano.
Vorrei ritrovare la tua mano. Quand'è stato che l'ho persa? Vorrei ritrovare le sue carezze. Quante volte quelle mani hanno tenuto strette le mie. Quante volte mi hanno accarezzata. Le tue mani mi hanno insegnato ad allacciarmi le scarpe, a farmi il segno della croce. Le tue mani posate in grembo, la sera, accanto al fuoco. Le tue mani che creavano. Le tue mani che cucinavano. Tu ed io, in cucina, a preparare il pane fatto in casa. Tu che mi insegnavi, io che ti stavo ad ascoltare e a guardare.  Le tue mani che sgranavano il rosario e io ti stavo ad ascoltare, rapita, nel sentire quelle parole così misteriose strane. E allora mi insegnavi il latino ed io come un pappagallino ripetevo dopo di te. Nel rifare i letti, al mattino, mi sedevo sul mio cagnolino rosa e ti dicevo 'ascoltami nonna' e recitavo delle preghiere che ti facevano sorridere. Le tue mani che la domenica mattina infilavano quasi di nascosto nelle mie tasche i soldini perchè ero stata brava durante la settimana, o perché non lo ero stata.  Le tue mani che prima di accompagnarmi all'asilo infilavano nastri tra i miei capelli quando erano ancora così chiari da sembrare bianchi.  E poi, cresciuta, me li accarezzavi e dicevi 'che razza di colore ti sei fatta...' ed io ti rispondevo sorridendo 'per assomigliarti un po' ". Le tue mani che non so quando, non so come, sono diventate fragili e delicate. Le mani dell'inverno. Con l'unico ornamento della fede nuziale. Quanto erano belle le tue mani. Quanto hanno vissuto. Cosa darei per una tua carezza ancora, cosa darei per risentirle sul mio viso. E l'ultima volta che le ho toccate erano ancora calde, e ti guardavo, e volevo poter credere di averti vista muovere, volevo fingere di sentirti ancora respirare. Perché avrei voluto avere ancora tempo. Tempo per stringere le tue mani e sentire che tu stringevi le mie. Non sono diventata una brava bambina, sai? Ho sangue cattivo nelle vene, ho sangue bastardo...avessi avuto solo il tuo sangue sarei diventata un'altra persona, una persona della quale tu saresti stata fiera. Io di te sono fiera. Io ti guardavo e imparavo da te ad essere migliore, imparavo l'onore e la fierezza, imparavo la lealtà e il coraggio, imparavo a tenere la testa alta, a non abbassare lo sguardo. Imparavo che la vita va vissuta e non evitata. Quanti sbagli non mi perdonerò, quante mancanze non mi potrò perdonare mai. Troppo presto sei andata via, troppo presto. Ho ancora bisogno delle tue carezze, sai? Tutto di te mi manca. Tutto.

hands

Postato da: spleen a 22:08 | link | commenti (5) |
ricordi

mercoledì, 09 novembre 2005

Prato

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Postato da: spleen a 00:30 | link | commenti (2) |
about love and something else

domenica, 06 novembre 2005
Blues in memoria

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perchè ormai più nulla può giovare.

(W.H. Auden da "La verità, vi prego, sull'amore")


(grazie Miski)

Postato da: spleen a 10:33 | link | commenti (4) |
about love and something else

sabato, 05 novembre 2005

...troppo buie queste notti,
come quando ero piccina e chiedevo
'mamy.... la lucina'
light

Postato da: spleen a 20:51 | link | commenti (2) |
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